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Febbraio 2010 n. 2

Vita a Nordest

Padre Natale è da poco diventato parroco a Pirambù, nel nord-est del Brasile. Cambia lo scenario, ma non il cuore della missione.

di padre Natale Brambilla

Sono arrivato in Brasile nel maggio 2000. Dopo lo studio della lingua, lavoro inizialmente tra gli stati di San Paolo e Paraná. Nel 2003 sono destinato alla parrocchia S. Francisco Xavier, nella periferia sud di San Paolo. Insieme ad altri missionari mi occupo di un’area che comprende circa 50 mila abitanti, in una zona molto povera e con varie favelas. Della parrocchia fa parte un asilo con più di 200 bambini, che svolge un prezioso lavoro di prevenzione allontanando i piccoli dalla strada.
Dal febbraio 2009 inizio una nuova esperienza missionaria aprendo una presenza del Pime a Pirambú nello stato di Sergipe. Dal paesaggio urbano e caotico passo improvvisamente alle spiagge tranquille e calde del Nordest brasiliano.
Dal primo di novembre sono parroco della parrocchia Madonna di Lourdes a Pirambù. La celebrazione di entrata in parrocchia è stata una dimostrazione della nuova cultura brasiliana nordestina nella quale mi trovo, completamente diversa da quella di San Paolo. La Messa doveva iniziare alle 9, ma il vescovo è arrivato alle 9 e 30. Con tutta calma ha salutato i vari padri presenti, poi siamo partiti in processione dalla casa parrocchiale alla chiesa. Faceva già un caldo terribile, ma tutti erano tranquilli, nessuno sembrava avere fretta.
L’offertorio è stato un vero spettacolo: quasi dieci minuti di processione portando frutta e verdura di ogni tipo, pane e dolci fatti in casa, pesce, uova, lenzuola, asciugamani, saponette. Alcune persone erano commoventi, con due arance in mano, un bambino portava un ananas, un altro una zucca.
Dopo la Messa, grande pranzo alla buona, sotto una tettoia prestata dal comune.
La comunità ha nove cappelle in altrettante frazioni, che si trovano a una distanza da cinque a trenta chilometri dal centro. Il paesaggio lascia incantati e va dalla spiaggia con palme alle piantagioni sulle dolci colline dell’interno.
Qualche giorno fa mi trovavo nella cappella S. Antonio, nella frazione Baixa Grande. La Messa era alle 18, ma io ero arrivato con più di un’ora di anticipo. La gente stava cominciando ad apparire. Così ho pensato di mettermi a confessare, per chi lo desiderava. Prendo una sedia e mi sistemo sotto una palma, un’altra sedia davanti a me, aspettando i fedeli. Il sole stava già perdendo la sua forza e man mano che il cielo diventava arancio, una brezza fresca si alzava. Finalmente un po’ di ristoro dai 35 gradi quotidiani! La gente arrivava in silenzio, entrando nella cappella. Comincia la recita del rosario e inizia anche la fila delle confessioni. Il tempo passa: venti minuti, mezz’ora, più di un’ora di confessioni. La gente è contenta perché da molto tempo il padre non confessava in questa comunità.
Mi commuove la fede semplice di queste persone, insieme alla vita dura che devono affrontare: vita di campagna, pochi soldi e tanto sacrificio. La cachaça (una grappa casalinga) è l’unica distrazione di tanti uomini, che finiscono alcolizzati. Così è la donna che deve accollarsi tutto il peso della famiglia e dei figli.
Davanti al dolore di questa gente mi sento uno strumento di Dio. Non posso fare quasi nulla, ma ascolto, consiglio, cerco di dare sollievo come posso. Il cielo rossastro diventa sempre più scuro, la brezza mi rinfresca e porta il profumo delle palme colme di frutti. Sono ore di rara bellezza. Com’è bello sentirsi padre missionario in questi momenti! Quando termino è buio pesto, quasi non distinguo il volto delle persone. Prendo la mia sedia ed entro in cappella. Inizia la Messa: in silenzio ringrazio il Signore per la vocazione che mi ha dato.


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