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Gennaio-Febbraio 2012 n.1

La sostenibile partenza

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa. Che so, una “testimonianza”, come si usa dire. A me che sto per partire.

di padre Massimo Casaro

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa. Che so, una “testimonianza”, come si usa dire. A me che sto per partire. Qualcosa che riguardi i motivi o gli stati d’animo che accompagnano la mia partenza.
Per quanto riguarda i motivi, li posso sintetizzare in poche parole: perché sono un membro di un Istituto missionario, e normalmente i missionari partono; perché non sono ancora da “rottamare”; perché la sfida dell’uscita da sé, per un cristiano, è decisiva. E la missione la esprime con un’eloquenza tutta particolare. Devo poi aggiungere che mi sono sempre sentito un po’ cittadino del mondo, incuriosito più che intimorito dalla diversità, anche se le mie radici sono ben piantate nella nostra Cultura e nella nostra Chiesa. Insomma, ritengo che la partenza sia una “grazia” che non potevo non accogliere e una sfida che non potevo non accettare. Forse un ultimo scatto prima della Meta.
Uscire da sé. Mi sembra questa la frase che meglio sintetizza il senso di una vita “missionaria”. Ritengo infatti inutile, anzi dannoso, andare altrove se non si è disposti a spostarsi d’un solo centimetro, faccio per dire, nel proprio cervello e nel proprio cuore. Perché i confini veri, quelli che bisogna attraversare se si vuol continuare a vivere, rimangono sempre e solo quelli intimi, interiori, che dovrebbero segnare non una linea di separazione ma una linea di incontro tra le persone prima ancora che tra le culture o le religioni.
Andrò a San Paolo, una metropoli brasiliana di circa 16 milioni di abitanti nella quale il Pime è la classica goccia nel mare. Scoraggiante? Direi di no. Sfidante? Direi di sì.
Una sfida, quella della piccolezza, che tutti dovremmo accettare e vivere con passione. La passione di chi sente tutta la gioia di abitare questo mondo affascinante, complesso, problematico e inquieto, sicuro non dei risultati ma della forza che viene dal Signore.
Che cosa andrò a fare? Probabilmente cose che ho già fatto. Lavorerò con le idee e con le relazioni, facendo ma soprattutto essendo quello che mi sarà possibile.
Per quanto tempo? Finché sarà utile e sensato rimanere. O “fin quando Dio vorrà”, come si diceva un tempo.
A tutti voi che mi avete letto in questi anni con generosa benevolenza, il mio cordiale e, mi permetto, affettuoso saluto.


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