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MARZO - Dal Centro Assistenza Malati di Rajshahi

01/03/2012 padre Franco Cagnasso

Per riflettere sulla fame di Salute, questo mese ci scrive dal Bangladesh padre Franco Cagnasso, da poco tempo nominato "Supervisore" del Sick Assistance Centre, un centro che si prende cura in particolare di persone affette da tubercolosi.

Cari Amici,
ieri ero appena andato a riposare, e stavo pensando a che cosa vi avrei scritto, quando mi ha telefonato Linkhu. È un giovane molto solo, che aiuto a completare gli studi anche se non si può certo dire che sia brillante. Sempre ansioso e pessimista, quando mi chiama devo prepararmi mentalmente a molta pazienza, mentre cerco la via per rassicurarlo e consolarlo. Ultimamente mi aveva chiamato più volte, quindi ho risposto con un po' di fastidio. Invece mi ha sorpreso: sereno, quasi scherzoso, mi ha detto senza esitazione: "Sono contento".
Linkhu non ha fratelli nè sorelle, la mamma è morta, il papà vive solo, lavorando a giornata e cercando di mandare qualcosa al figlio che studia a Dhaka. Ultimamente però si era indebolito tantissimo, non riusciva a lavorare, e gli hanno diagnosticato la TB polmonare. Linkhu non me lo ha detto, perché le medicine vengono offerte gratuitamente da un centro del governo nella zona dove abita il papà e non voleva disturbarmi; ma la sua ansia cresceva continuamente, e io non riuscivo a capirne il perché. Poi non ce l'ha fatta più, mi ha telefonato per dirmi che il papà riceve le medicine, certamente, ma non potendo lavorare nè cucinare, vive di quello che gli danno i vicini del villaggio: a volte un buon pasto, a volte qualche avanzo, spesso niente del tutto. "È sempre più solo e scoraggiato" mi ha detto piangendo.
Per farla breve, pochi giorni fa Linkhu ha accompagnato il papà al Sick Assistance Centre di Dingaduba, dove suor Berchmans e gli altri lo hanno accolto, come sempre, con tanto calore e premura. Dovrà rimanervi almeno tre mesi, ma penso che farà più fatica a partire di quanta ne faccia ora a restare... E il figlio, come ho detto, riesce persino a dirmi: "Sono contento!".
È solo una piccola storia fra tante, ma ve la racconto perché successa in questi giorni, ed è la prima - da quando ho l'incarico di "Supervisore" del Centro - in cui sono coinvolto direttamente.
Come sapete dall'ultima lettera che vi parlava del Centro, padre Francesco Rapacioli, che lo ha diretto con molta passione e competenza, è stato trasferito per un servizio in Italia, e a Monza si sta ambientando per assumere l'incarico di Rettore dei seminaristi Pime di filosofia e teologia. Siamo in contatto, sta bene, ha già mille iniziative interessanti in testa...
L'incarico è passato a me, che ho accettato volentieri. In un certo senso, si tratta quasi di un ritorno, perché io mi trovavo vicino a Rajshahi, nella missione di Mathurapur, quando il Sick Assistance Centre muoveva i primi passi. Non c'era ancora la sezione a parte per gli ammalati di TB, la struttura era piccola e semplicissima. Ogni tanto portavo ammalati affidandoli a suor Silvia Gallina e a suor Maria Grazia Bassani che l'aiutava, e chiacchieravo a lungo con loro su come meglio aiutare i malati più poveri e privi di aiuto. La passione di suor Silvia ha incontrato la sensibilità di padre Zanchi, il senso pratico di padre Cescato, poi la spiritualità di padre Ponzinibbi e la competenza di padre Parolari... Una miscela benefica che ha permesso di superare mille ostacoli, e soprattutto di dare al Centro una impronta che io - osservatore esterno - sentivo molto giusta e importante: non un centro per curare la malattia, ma per i malati. Un centro dove possa emergere l'umanità di chi soffre, e quella di chi ne è a servizio, e dove sofferenza e servizio trovino una sintesi nella fraternità e nella preghiera.
Hanno dato una buona formazione al personale, e questo stile è rimasto anche dopo la partenza (per il Cielo o per altri incarichi) dei protagonisti degli inizi, sotto la responsabilità di padre Francesco, sempre affiancato, da lontano, da padre Piero Parolari.
Ho dunque ritrovato una realtà che avevo visto nascere e su cui avevo sperato molto. Ora che è molto più grande e organizzata, lo spirito rimane quello, e spero che rimarrà tale anche in futuro.
Il servizio ha saputo evolversi seguendo le necessità. Ad esempio, con mia sorpresa (dovuta alla mia ignoranza in campo medico!) ho scoperto che la maggior parte degli ammalati soffre di TB che ha colpito non i polmoni ma altri organi: intestino, ghiandole, cervello... e che sono parecchi i casi resistenti alle cure ordinarie, o le recidive. Sono questi i malati cui occorre più sostegno, attenzione nel seguire la cura, tempo...
Rispetto a 25 o 30 anni fa, sono migliorate enormemente le possibilità di effettuare esami clinici e di avere medicine efficaci, ma sono aumentati enormemente i costi. Allora si offrivano esami e cure poco più che elementari; ricordo che fra noi si scherzava perché molti malati ritenevano che i "Raggi X", insieme a un'iniezione (una qualunque!) fossero le più efficaci e moderne di tutte le cure possibili, grazie alle quali si guariva certamente...
Il Centro usufruisce più che può dei servizi forniti dal governo gratuitamente o a costi ridotti, ma non bastano, e le spese complessive salgono vertiginosamente. Mi spiace parlare di questo aspetto economico proprio nella mia prima lettera, ma mentre vi confermo che ho accettato di sostituire padre Francesco molto volentieri perché credo nella bontà di questo servizio, non vi nascondo che sono preoccupato di come si potrà continuare a trovare le risorse necessarie. Prima di partire, padre Francesco ha presentato la situazione al personale, raccomandando loro di impegnarsi e pregare perché si possa andare avanti. Lui stesso e padre Piero hanno poi informato la comunità del Pime in Bangladesh, che ha incoraggiato a non arrendersi, perché tutti pensiamo che la cura del malato sia una forma eccellente di servizio al Regno di Dio e di evangelizzazione.
Siamo dunque circondati da simpatia e impegno, e io affido al Signore questa preoccupazione; ma ho pensato giusto condividerla anche con voi.



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