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Il carcere e il recupero dei ragazzi di strada

06/02/2010 Monica e Lidia

La giornata di oggi è dedicata alla realtà di Maroua in cui p.Parietti opera, con lui le adozioni a distanza dell’asilo Arc en Ciel, coordinate dalla direttrice Françoise, possono sostenere l’accoglienza dei bimbi del quartiere di Ziling dove è situata appunto anche la missione del Pime, l’asilo si sta strutturando sempre più sia nelle attività didattiche che nella struttura stessa, anche Antonietta dà un supporto per la gestione operativa di questo progetto di sostegno.

Ma l’esperienza sicuramente più toccante della giornata è la visita ai carcerati in ospedale, i carcerati vengono tenuti in condizioni disumane nelle carceri, pochissimo spazio, spesso in assenza di servizi igienici o comunque sempre insufficienti per i numeri che ci sono e quando i detenuti sono anche ammalati allora la cosa si complica ulteriormente, poiché non esiste alcun tipo di previdenza, gli ospedali pubblici offrono un letto ma bisogna pagare tutto, portarsi il cibo da casa, pagare le medicine (anche gli aghi delle siringhe!), le visite, tutto, proprio tutto. Si può quindi facilmente immaginare in che stato siano i detenuti che sono in ospedale…innanzitutto sono tenuti incatenati (proprio con catene, pesantissime oltretutto) ai letti, in ambienti a dir poco insalubri, abbandonati a sé stessi, spesso ridotti in carne ed ossa da malattie che non lasciano dubbi…la visita è veloce, qualche parola ad ognuno, tante strette di mano, un nome, una battuta, qualche soldo, un’umanità sofferente è la dizione giusta.

Proviamo anche con il carcere dove tentiamo, sempre al seguito di p.Giuseppe, ad entrare per far visita ai detenuti ma il direttore non c’è e ci viene proposto di ripassare domani…ok. Abbiamo ancora due tappe per oggi, la prima è al centro “belle etoile” dove si accolgono i ragazzi di strada cercando di dar loro una possibilità per vivere in un posto dove c’è un letto, un pasto, degli educatori che seguono i ragazzi, si fanno delle lezioni scolastiche di rinforzo, ci si prende cura della loro salute, fondato dal francese frère Yves, assassinato proprio da uno dei suoi ragazzi questo centro e questo sacerdote saranno l’esempio e l’ispirazione per il centro di accoglienza dei ragazzi di strada di Yaoundè che conosceremo insieme al “nostro” p.Maurizio Bezzi quando saremo in capitale…ma ogni cosa a suo tempo! E dunque dopo aver trascorso un po’ di tempo con i 20 ragazzini (alcuni proprio piccoli) ed essersi conosciuti un po’ ascoltando le loro storie ci salutiamo non senza un moto di tenerezza e speranza che il futuro riservi a queste giovani vite un’opportunità buona.



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