Tsunami, un anno dopo. Solidarietà oltre l'emozioneMilano 12 dicembre 2005
Tsunami, un anno dopo. Una tavola rotonda per ricordare, per fare il punto della situazione, per conoscere e condividere. Questo il senso dell’evento, organizzato il 12 dicembre scorso dal Pime e dalla Caritas Ambrosiana, entrambi impegnati in progetti di ricostruzione e di solidarietà con le popolazioni colpite.
Ma l’occasione non era tanto quella di fare bilanci autocelebrativi, ma di valutare un’emergenza che tanto risalto ha avuto dal punto di vista mediatico - e dell’impatto emotivo sull’opinione pubblica di mondiale - e che oggi sta conoscendo un inevitabile calo di tensione. Il che non impedisce che sia legittimo, anzi doveroso, chieder conto e conoscere i risultati di uno slancio solidale che ha pochi precedenti.
Ecco dunque che si sono confrontati sulla questione - con i rispettivi punti di vista e i diversi stili di intervento - il capo della Protezione civile italiana Guido Bertolaso, il responsabile del settore internazionale di Caritas italiana Paolo Beccegato e il direttore delle ong italiane Sergio Marelli. Nella loro introduzione il direttore del Centro missionario Pime di Milano, padre Davide Sciocco, coordinatore della Campagna maremoto dell’Istituto, e il direttore di Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo hanno sottolineato la necessità di tenere desta l’attenzione su questo evento unico nelle sue dimensioni catastrofiche, ma anche nella risposta solidale che il mondo ha offerto.
Tenere desta l’attenzione significa anche guardare al di là dell’emergenza in sé per scorgere la complessità delle cause che vi stanno dietro e che non possono essere ricondotte unicamente all’evento terremoto/maremoto in sé. Significa guardare - come ha rimarcato Paolo Beccegato - a una situazione più complessiva di povertà, malgoverno, corruzione, sfruttamento delle risorse ambientali, turismo irresponsabile che caratterizzano molti dei 14 Paesi che più o meno direttamente sono stati flagellati dallo tsunami.
Ma significa anche guardare con un occhio critico alle risposte che sono state date e ai nodi che restano aperti. I due terzi dei fondi stanziati dalla conferenza intergovernativa dei donatori - circa 6,1 dei 13,6 miliardi di dollari promessi - provengono da stanziamenti di privati, gestiti da ong e Chiese locali. «La risposta dei governi - fa notare Beccegato - è stata finora più lenta di quella della società civile». Sulla stessa linea Sergio Marelli, che ha puntato il dito contro le responsabilità del pubblico di fronte a una catastrofe che non è stata affrontata con gli strumenti più adeguati. Primo fra tutti, la cancellazione del debito estero dei Paesi colpiti, cosa che non è stata fatta neppure dall’Italia, nonostante la legge 209 lo consentisse, «Certamente è molto difficile affrontare le cause strutturali che hanno contribuito alla devastazione provocata dallo tsunami - ha stigmatizzato Marelli - ma l’impressione è che in quella zona ci siano troppi interessi in gioco. Non a caso tra Sri Lanka e Indonesia transita un quarto di tutti i commerci mondiali. Questo non può non avere influenzato anche le modalità di intervento dei governi…».
Quanto alle ong, Marelli ha tenuto a precisare che, dopo un anno, l’80 per cento dei fondo raccolti è già stato utilizzato in progetti di assistenza e ricostruzione in stretta collaborazione con la società civile locale. «Anche in questa occasione, tuttavia, dobbiamo rimarcare il diritto negato ad eccedere a fondi pubblici. Nonché la mancanza di sussidiarietà e di concertazione del nostro governo nel progettare gli interventi. Solo il 20 per cento dei fondi a disposizione delle ong sono di provenienza governativa. E in prospettiva, visti gli orientamenti della Finanziaria, per la cooperazione in generale non resterà che qualche misera briciola».
Su una diversa linea d’onda l’intervento del capo della Protezione civile Bertolaso, che ha invece ribadito, anticipando il bilancio ufficiale che sarà reso noto il 22 dicembre, i risultati, a suo dire straordinari, ottenuti dalla cooperazione italiana. Tradotti in cifre: dei 46 milioni di euro che la protezione civile aveva raccolto dopo il disastro, con le donazioni volontarie, oltre il 60 per cento sono già stati impegnati.
«Il bilancio degli interventi di prima emergenza - ha dichiarato - è del tutto positivo. L’Italia ha mantenuto quasi tutte le promesse che aveva fatto. Prova ne sia che la Svezia, uno Stato mai tenero con il nostro Paese, ci ha indicato come esempio da imitare». Insomma, secondo Bertolaso la sfida della solidarietà è stata vinta. Anche se, ammette, restano ancora difficili gli interventi post-emergenziali, come la ricostruzione di scuole, ospedali ed edifici… Dunque, occorre «continuare a mantenere desta l’attenzione - ha ribadito padre Davide Sciocco - affinché lo slancio solidale si trasformi in un autentico e duraturo impegno civile e di giustizia»
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