p. Henri Doré, gesuita Shangahi, Orfanotrofio Missione Cattolica |
Le tragiche conseguenze del violento terremoto che si è abbattuto sul Nord-est del Giappone l'11 marzo 2011 hanno sollevato domande profonde. Un anno dopo, due autori fortemente radicati nella vita e nella cultura del Giappone, riflettono sulle risposte che buddhisti e cristiani hanno dato alle domande di senso suscitate dall'evento. Miriam Levering nel suo contributo "Reazioni buddhiste" testimonia di un buddhismo che, pur diviso nelle interpretazioni, è stato concorde nella compassione e nel servizio alle vittime. Seguendo la "via della bontà, che comprende la simpatia e della generosità, che comprende la compassione e il calore umano, sarà possibile accettare questa catastrofe come un mezzo che ci viene offerto per diventare grandi e crescere in umanità.
Peter Milward nel suo articolo "Ma che cosa poteva significare?" mostra come la prospettiva cristiana si sforzi sempre di superare l'idea diffusa della punizione divina" per cercare invece "la misericordia di Dio, che compare in filigrana anche in quello che sembra un castigo".
Le riflessioni proposte nascono dal contatto quotidiano con la popolazione giapponese, che ha vissuto con estrema dignità e solidarietà questa terribile prova
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