BRIGANTAGGIO IN CINA
Le Missioni Cattoliche
Settembre 1912

 

LE MISSIONI CATTOLICHE, Settembre 1912
Lettera di padre Giuseppe Carabelli, delle Missioni Estere di Milano, missionario ad Hong Kong al direttore delle Missioni Cattoliche

Nella sua ultima lettera mi domanda notizie di qui: che devo dirle?
I Mancesi furono cacciati, la Repubblica fu solennemente proclamata, tuttavia l’era di prosperità e di benessere, tanto sognata, se devo giudicare dalle condizioni dei luoghi dove mi trovo, sembra ancora lontana dall’apparire su questa povera Cina.
I rivoluzionari o riformisti, che chi9amar si voglia, incominciano ad accorgersi che quanto è facile distruggere, altrettanto è difficile edificare, e che non è impresa da nulla mettere un po’ di ordine e governare una massa indisciplinata di quattrocento milioni di individui. Fin d’ora ogni giudizio sul loro operato è alquanto prematuro; ma già fin d’ora le critiche cominciano a farsi sentire; v’ha chi dice essere stato un errore imperdonabile armare gli elementi peggiori dell’impero, ed un errore più grave di rimandarli a casa brutalmente, senza un’adeguata ricompensa, e perfino, in qualche luogo, senza la mercede pattuita.
Nan yang1A Canton i soldati così licenziati, prima di partire, rivolsero, com’era da aspettare, le armi contro i riformisti stessi e così avvenne anche altrove. Ritornati a casa, poi, non sapendo come riprendere impiego, si diedero a fondare ver società di brigantaggio, alle quali anche i buoni e gli onesti devono dare il nome, per poter conservare i loro beni; ed il governo non si fa vivo, lascia fare, o fa le viste di non vedere. In questo modo in breve tempo il brigantaggio ha prese proporzioni impossibili, ed a provarlo basterà questo solo fatto.
Si deve sapere che le città mandarinali in Cina di solito sono circondate da alte mura, alle quali si accede per quattro porte: queste porte durante la notte sono chiuse e custodite da soldati. In queste condizioni un assalto notturno a scopo di ladronaggio, nell’interno stesso della città, è un’impresa più che azzardata, impossibile, e di fatti non mai avvenne. Eppure, sotto il nuovo governo anche questo è un fatto c0oompiuto: la notte del 26 aprile, un centinaio di malandrini armati penetrarono nella capitale del mio distretto, dove risiedeva il rappresentante della Repubblica, svaligiarono parecchie botteghe, si impadronirono di schioppi e munizioni e, col bottino fatto, pacificamente se ne andarono. Il popolo, se da un lato ride perché questo fatto, è da sperarsi, costringerà finalmente le nuove autorità a svegliarsi e a muoversi, dall’altra comincia a dire che si stava meglio, quando si stava peggio.
Non occorre poi dire che i tribunali sono deserti, e che nessuno vi accede per domandare giustizia, perché tutti si sono accorti che fino ad ora le autorità non sanno nemmeno difendere se stesse.

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