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ALGERIA

Le mie porte della misericordia

di padre PIERO MASOLO

 MasoloNatale 2015

 

Cari amici,

È molto tempo che non mi faccio vivo, menomale che arriva il Natale a ricordarmelo!
Vorrei raccontarvi un po' quest'anno,  il secondo per me, qui in Algeria. Ed incomincio con una porta, questa:

Si trova a Ben Chneb, la biblioteca nella Casbah (l'antico quartiere ottomano) dove vado tutte le settimane a dare una mano, con le ripetizioni di inglese. Come  vedete,  è aperta,  anzi spalancata. Mi fa pensare alle porte varcate durante quest'anno, a quelle che restano chiuse, anche dopo aver bussato ripetutamente! E a quelle aperte giusto quel tanto per infilarcisi dentro.

Nei primi mesi dell'anno, insieme a 4 compagni, abbiamo cercato di aprire la porta dell'arabo algerino. "Wach rak ya xuya?" "Labes, hamdullah!". Che vuol dire: come stai fratello?  Bene, Dio sia lodato! (espressione super usata!). Un po' ci siamo riusciti, ma resta non poca strada da percorrere, "chuia chuia", pian piano, o meglio giorno dopo giorno, poco alla volta, ma perseverando.

A febbraio abbiamo ricevuto una casa: che dono! Me ne sono reso conto dopo un anno e mezzo trascorso da ospite. Per quanto ben accolto, essere "a casa propria" cambia tutto. Una casa che ci ha dato la diocesi per il Pime a Alger, per il mio confratello Cesare  e me. Una nuova porta che si apre, anche fisicamente: ho iniziato dal riceverne le chiavi e cambiare le serrature. E abbiamo continuato svuotando (5 camion pieni di cose da buttare sono partiti!), pulendo, imbiancando, restaurando tutti i mobili ancora solidi, grazie all'aiuto di Youssef, giovane algerino che oggi vive con noi, di Anna, una signora italiana che da 50 anni vive qui, e che col suo senso pratico e istinto materno mi ha aiutato a "metter su casa"! Ma anche grazie all'aiuto di tanti amici che si sono prestati a fare lavori manuali di tutti i tipi, mentre altri ci hanno regalato piatti, posate, bicchieri, libri e fin dei soprammobili! Siamo ancora in cantiere, perché la casa non aveva dei bagni decenti, per cui li stiamo costruendo... work in progress!
 
Un'altra porta, o meglio una portiera, quella della mia macchina, una Peugeot 301 (che, mi dicono, in Italia non esiste neppure! ) si è aperta e chiusa molte volte. Infatti da aprile a inizio ottobre  sono diventato S.D.F., senza fissa dimora,  avendo fatto la spola tra nord e sud, tra il Mediterraneo e il Sahara, viaggiando da Alger a Touggourt a Hassi Messaoud, per sostituire un altro confratello, Alberto, che è stato in Italia parecchi mesi per un'operazione ai piedi e la riabilitazione successiva. Ne ho approfittato aggiungendo qualche migliaio di km in più con la traversata est-ovest del deserto per recarmi dai Piccoli Fratelli a Beni Abbés, dove ho potuto approfondire il dialetto algerino grazie  a delle famiglie beduine.
E quando l'auto non basta più, occorre cambiare mezzo di locomozione e passare all'aereo. È sì, perché per andare a trovare gli operai di alcune basi di vita ancora più a sud nel deserto, l'unico sistema consiste nei piccoli aeroplani (da 15 posti): buon volo!

 

Spesso nel deserto si trovano cartelli come questo: attenzione ai cammelli! Effettivamente questi animali incredibili non si fanno alcun problema delle auto e dei camion che passano: è casa loro! Sta agli altri fermarsi!
Li trovo incredibili perché possono restare settimane e settimane senza mangiare né bere, anche per un mese di fila, mi raccontavano i beduini. Sono davvero il simbolo della resistenza, in situazioni difficili,  ostili, in cui altri animali non riuscirebbero affatto a sopravvivere. Mi fanno pensare a questa gente,  gli algerini, con cui vivo. Un popolo ferito dagli anni del terrorismo (che ha fatto più di 200.000 morti negli anni '90), provato dalla povertà pur vivendo in un paese così ricco di petrolio e di gas naturale (lo stipendio minimo ammonta a poco più di 100 €: troppo poco per sopravvivere,  anche rispetto al costo della vita di qui).

A volte non è questione di porte ma di finestre! Ed eccoci all'opera, le  suore dell'Immacolata ed  io, nella cappella di Hassi Messaoud, per rifare le vetrate  andate  perse... e questi sono i risultati!

 
Un'altra porta si è aperta oltre  il deserto,  verso sud, verso l'altra Africa, quella sub-sahariana, quella che subito viene in mente pensando a questo continente.  L'occasione mi è stata data in agosto dalla Formazione Continua Pime, che ha fatto sì che ci ritrovassimo, in 16 missionari provenienti da 4 paesi diversi, a Abidjan in Costa d'Avorio. Splendida chance  di reincontrare degli amici, conoscere meglio dei confratelli, scoprire una missione molto diversa dalla nostra qui, e approfittare  di un momento per nutrire cervello e cuore.

 

E quante porte si sono aperte, o meglio riaperte, in Francia, tra Paris e Angers, nel mese di settembre. È stato molto bello reincontrare tanti amici, poter partecipare al matrimonio di 2 coppie, e accoglierne una terza di novelli sposi venuti apposta a trovarmi. Un  vero "bagno di affetto", di quelli che fanno veramente  bene.
Tutto questo grazie ad un doppio invito: quello di un'amica parigina che ha organizzato un concerto al MEP (le Missions Étrangères, i nostri "cugini" francesi), per sostenerci; e a père Patrick, che mi ha invitato  ad  Avrille' (dove ho vissuto 6 mesi in parrocchia nel 2014) a raccontare  un po' le mie impressioni dell'Algeria.

Resta ancora una  penultima porta, quella forse più importante a livello personale, che sto varcando: lo studio dell'arabo moderno. Non si tratta di imparare un'altra lingua, un po' più difficile delle altre, ma di entrare sempre più in questo mondo che mi accoglie, nella sua mentalità, nei suoi valori come nei suoi proverbi e nella sua religione. Un mondo complesso, quello arabo e berbero del Maghreb, e affascinante, dove ascolti tutto e il suo contrario, in una società che a volte si mostra chiusa ed in crisi, ed altre cosmopolita, aperta, desiderosa di cambiamento.
Tornare studente è un'esperienza che mi mette alla prova: quando esco da scuola mi fuma il cervello! Per cui, per favore, dite una preghiera per me, che continui con costanza quanto iniziato.
Quando studiavo francese mi dicevano che per impararlo ci vuole coraggio, pazienza e buon umore. Mi sono convinto che è la ricetta giusta anche per l'arabo!
A questa richiesta di preghiera ne aggiungo subito un'altra: nel 2016 festeggeremo 10 anni di presenza Pime qui in Algeria. Missione iniziata da padre Silvano a Touggourt, e che continua ancora oggi, pur arricchendosi ed evolvendosi con la nuova apertura ad Alger.Che il Signore ci doni di discernere le sue vie, per rispondere al meglio alla Sua chiamata per noi qui.

È la stessa preghiera che mi è sgorgata dal cuore l'8 dicembre scorso, per la festa dell'Immacolata, quando abbiamo aperto la Porta Santa a "Madame l'Afrique", come chiamiamo qui il santuario di Notre Dame d'Afrique. In quel momento,  molto forte, eravamo tutti sul sagrato, una grande terrazza che domina Alger. Un centinaio di cristiani e, a qualche decina di metri, parecchi poliziotti avevano svuotato la piazza per assicurarne la sicurezza. Siamo entrati, cantando, dalla porta che il vescovo, Paul, aveva appena aperto, ed io ho chiesto al Signore che, entrando in quest'anno della misericordia, continui ad averne a piene mani per noi, chiesa di Algeria, e per questa gente, che lo invoca con nomi diversi: Dio, Allah.
Questa chiesa e questa gente  vi affido...

 

Di cuore: buon Natale! Che sia un momento di rinascita in semplicità e verità.
Grazie di accompagnarci, un abbraccio fortissimo

padre Piero

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