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FRANCIA

Le basiliche da ritrovare

di padre LUCA DAL BO

 

Ciao carissimi,

vi raggiungo per augurarvi un santo Natale, e delle felici feste natalizie. Quest’anno il Signore Dio mi dona la grazia di festeggiare la ricorrenza della sua nascita a Parigi, infatti mi trovo ancora nella capitale francese per proseguire gli studi in teologia musulmana, un approfondimento che i miei superiori mi hanno chiesto in vista di lavorare nel dialogo interreligioso.

Parigi è una città interessante, molti la conoscono per la sua torre eiffel o per la cattedrale Notre Dame o ancora per il museo del Louvre, … ma al passaggio veloce del turista sfugge una realtà ben più bella e interessante e cioè che questa città è ricca di opportunità di formazione in tutti i campi: conferenze aperte a tutti su molti temi: da quelli religiosi, sociali, economici e politici. Bellezze artistiche sconosciute o poco frequentate. Luoghi splendidi, anche in questo periodo invernale, per passeggiate, pic-nic e momenti di relax.

Ma quello che mi ha colpito veramente è la presenza di una comunità cristiana impegnata e viva! Le parrocchie cittadine hanno una vita pastorale assai vivace: propongono rosario, messe, confessioni, meditazioni, cammini spirituali i più vari e per tutte le età; e perfino, in diverse chiese parrocchiali, veglie notturne dove la chiesa è aperta tutta la notte fino alle lodi del mattino con almeno un prete disponibile per incontrare i fedeli che abitualmente durante il giorno lavorano, si prega, si medita, ma anche si parla e si condivide, con possibilità di prendere un thè o un caffè per vincere la fatica; trovo questa iniziativa interessante e azzeccata al contesto cittadino, infatti la gente risponde numerosa. Ricalca l’idea di una chiesa come centro della comunità, luogo di incontro e di condivisione e non solo come chiesa luogo di culto. È quello che avviene nelle moschee o nelle sinagoghe, il fedele può recarsi quando vuole ed è sicuro di trovare sempre l’imam o il rabbino che lo ascolta che gli dice una parola per incoraggiarlo, per consigliarlo. D’altra parte la “basilica” nell’antica Roma era un luogo pubblico per incontrarsi e scambiare le idee al fine di formarsi; e credo che l’intenzione della Chiesa di trasformare questo luogo civile in un luogo religioso era quello di sottolineare che per crescere bisogna incontrarsi nel nome del Signore Gesù: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sarò con loro”, e quello di formarsi intorno alla Parola di Dio non solo ascoltata e pregata, ma soprattutto condivisa nello spirito della fede. Un incontro tra credenti per rafforzare la propria fede e diventare così un cuore solo, un’anima sola e una sola forza. Purtroppo, la storia ha trasformato alcune delle nostre chiese in un luogo di “silenzio, culto, incenso, e di ascolto” tutte cose molto importanti e belle, ma (lo dico con un po’ di critica) forse al giorno d’oggi divenute insufficienti difronte alle esigenze e alle sfide con cui ci troviamo a confrontarci. È bello quindi vedere che ci sono parroci e comunità che sanno cambiare modello di chiesa e “ri-inventano la pastorale” cioè il modo con cui il pastore incontra le sue pecore, spesso perse nella giungla di relazioni virtuali e nel deserto di condivisioni profonde. In ogni modo non credo che ci sia una comunità migliore de l’altra, tutte le comunità cristiane sono belle e fanno quello che possono, e oserei dire, anche quello che devono.

Il Natale che ci prepariamo a vivere penso che abbia questo forte richiamo di dirci che “là dove due o più sono riuniti nel mio nome io sono con loro”, san Giuseppe e Maria diventano modello per tutte le famiglie soprattutto per questo aspetto: il natale è riunirsi nel nome di Gesù, sotto la sua Stella che illumina i nostri passi fino a scoprire la verità del Dio incarnato. E questo è il dono più grande, più prezioso e anche il più incompreso! Ogni volta che siamo riuniti nel nome di Gesù festeggiamo un Natale, ogni volta riviviamo l’esperienza di Giuseppe e di Maria, ma anche quella dei pastori e dei Magi, e in certe situazioni quella del bue e dell’asino che, pur non comprendendo nulla, stanno al centro della scena a svolgere un ruolo importante e onorabile. Dovremo vivere ogni giorno dell’anno il Natale, poiché ogni giorno dovremo incontraci nel nome di Gesù. I musulmani prima di fare qualcosa dicono “bismi allahi” nel nome di Dio: non credo che abbiano qualcosa da insegnarci, ma di ricordarci (riportare nel nostro cuore) che noi cristiani siamo chiamati a vivere ogni momento nell’amore di Dio.

Bene, non mi prolungo oltre, auguro a voi tutti un buon Natale, un natale SANTO, vissuto con i sacramenti della vita cristiana (sono Gratis! Approfittatene!!) che rendono la nostra vita qualcosa di bello e divino.

A tutte le famiglie l’augurio di essere una Santa Basilica, un luogo di incontro, condivisione, preghiera e crescita nel nome di Dio!

Un saluto particolare agli ammalati.

Assalam Aleykum

P. Luca

P.S.

Il natale resta la festa della famiglia, della comunità, perché è nel vivere il Natale che si rafforza la fede.

La pasqua è l’annuncio, il partire. l’esplosione di vita che ci spinge a evangelizzare.

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. Ma sempre nel nome del Signore.

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