CAMBOGIA

Questo cammino mi sta cambiando

di padre GIOVANNI TULINO

 

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Carissimi amici,

eccomi di nuovo qua, alle soglie delle celebrazioni pasquali, con il desiderio nel cuore di continuare a condividere con voi quest’affascinante esperienza che continua a donarmi uno sguardo sempre nuovo sulla mia vita. Sono trascorsi un po’ di mesi dalle ultime notizie inviatevi, nelle quali vi raccontavo delle tante novità che stavano affacciandosi nel mio cammino da prete missionario.

Sono le ultime settimane che trascorro a Koroka, piccola comunità della diocesi di Kompung Cham: dopo la Pasqua, infatti, mi traferirò in un’altra zona della Cambogia per completare il mio percorso di inserimento e di conoscenza di questa terra che, in questi due anni, ha aperto prospettive nuove e affascinanti  per la mia vita personale e per la mia vocazione missionaria. I mesi trascorsi in questo piccolo villaggio sono stati intensi, ricchi di sfide, di possibilità, di tentativi e di sogni, ma anche di errori, di pesantezze, di difficoltà e di rimorsi. In questi diversi colori dell’anima mi sono giocato l’intera mia esistenza, stupendomi e meravigliandomi di come la mia storia si sia intrecciata con i cammini di gioia e sofferenza di tante persone, impreziosendo il mio sguardo, il mio cammino e la mia fede. Ho chiara davanti a me l’importanza e l’intensità del tempo che mi viene donato e dell’unicità dei momenti che vivo.

Proprio qualche settimana fa ho fatto esperienza di come chi ha incrociato la mia storia in questo periodo abbia arricchito di novità inaudite il mio cammino. Ho celebrato l’eucarestia domenicale in una comunità piccolissima dove è responsabile un mio confratello.  Durante l’omelia ho chiesto che cosa Gesù avesse potuto fare di così straordinario. Uno dei cristiani della comunità, senza pensarci tanto risponde: «Gesù ha proclamato l’amore con le sue parole e con le sue azioni». È impressionante come lo sguardo semplice delle persone incontrate in questi mesi sia per me  memoria e presenza efficace di gesti salvifici. Dio è capace di grandi cose! È capace di fare breccia nelle paure, nelle ansie, nelle delusioni, nelle attese che spesso rischiano di scoraggiarmi.  Dio visita la mia vita, la rende bella, affascinante e la sua grazia raggiunge le situazioni più impensabili e distanti.

Questo cammino mi sta cambiando! Sono consapevole di essere sempre nelle mani di Dio, che mi dà la vera serenità. Imparo a cogliere l’imprevisto, ad uscire da me stesso, a incontrare l’altro… Non è forse questo amare?

Questo cammino mi sta cambiando! Imparo che accompagnare l’altro significa avere compassione per le lacrime, avere l’amicizia per tutti, stando sul sentiero con e per l’altro, condividendone la strada; avere la capacità di mettersi accanto a tutti nelle situazioni più diverse e disparate, dare tempo gratuito, senza calcolo, alle relazioni importanti… Non è forse questo amore?

Questo cammino mi sta cambiando! Scopro gesti carichi di significato, gesti misteriosi che evocano una presenza... Presenza che va al di là dello spazio e del tempo, fondamento della vita, forza, dono gratuito. Non è forse questo amore?

Questo cammino mi sta cambiando! Entrare dentro le situazioni per poter riconoscere il valore e il significato delle persone con gli occhi, il cuore e le mani, riconoscendo che hanno un volto, un odore, una storia, ferite, sogni, sofferenze. Non è forse questo amore?

Questo cammino mi sta cambiando! La vulnerabilità scoperta con la morte di mamma è non solo sofferenza, ma anche vita che scorre nelle vene. Sì, vita perché in essa c’è tutto l’amore che continuo a volere a mia mamma e che lei mi ha donato e mi dona. Questa vulnerabilità dell’amore mi chiama a fidarmi che chi mi ha amato; chi ho amato non lascia il vuoto che sento ma continua a sostenere e custodire il mio cuore. Non è forse questo amore?

Così in questo cammino tutto ha il suo orientamento, la sua pienezza, nel tempo che cambia, nelle situazioni che mutano, nello spazio che abito, nel servizio che dono. Questo è un cammino d’intimità, di fiducia, di condivisione, d’amore. E la Pasqua che ci apprestiamo a vivere chiaramente ci rivela questa straordinaria verità. Quella croce ha il potere di cambiarci perché ci rende persone amate. E sì, è proprio così! Quella croce ci ricorda che amare è mettersi a nudo affidando il cuore sapendo che chi lo raccoglie ne avrà cura. Carissimi amici, siamo persone che attendono, desiderano e ricevono un’eccedenza d’amore. E com’è affascinante sapere che qualcuno ci ama cosi!

Carissimi amici vi affido questa condivisone e questi pensieri. Vi ricordo con affetto e vi ringrazio del sostegno e della vicinanza che mi mostrate costantemente. Nell’auguravi una buona settimana e una Santa Pasqua prego il Risorto perché non solo vi conceda i suoi doni, ma perché insieme possiamo camminare per costruire, sotto la guida dello Spirito, dono del Risorto, l’esperienza della Chiesa missionaria.

Auguri!

padre Giovanni Tulino

 

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