Una mostra che testimonia il prezioso lavoro dei missionari per la valorizzazione delle tradizioni tribali.

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Esposizione temporanea di tessuti, album fotografici e volumi del patrimonio del PIME legato ai Karenni, etnia minoritaria della Repubblica dell'Unione del Myanmar (Birmania), Stato dell'Asia sud orientale ricco di risaie, pagode e templi buddisti.
Tesori Karenni testimonia la realtà dei Karenni e il prezioso lavoro svolto dai missionari negli anni della loro presenza in Myanmar, durante i quali hanno contribuito alla documentazione e valorizzazione delle tradizioni di questi popoli, duramente colpiti da 64 anni di guerre e conflitti che hanno imperversato sul paese.

L’esposizione valorizza in particolare il patrimonio collezionato e portato in Italia da padre Grato Meroni, missionario del PIME nella ex Birmania tra il 1948 e il 1960.
La collezione di padre Meroni è entrata da poco a far parte della collezione del museo del PIME e i beni esposti costituiscono una testimonianza originale e concreta di una cultura che sta cercando di rivitalizzarsi e di ricostruire la memoria del passato.

In mostra verranno esposte anche una selezione di beni appartenenti al patrimonio librario e fotografico del Pime. Sarà possibile infatti vedere alcune annate della rivista Le Missioni Cattoliche - come si chiamava il periodico del PIME prima di di-ventare Mondo e Missione – e rari album fotografici e cartoline d’epoca che raccontano storie di vita e aspetti inediti delle popolazioni di cui la mostra parla.

Il legame che unisce la ex Birmania al PIME risale all’arrivo dei primi missionari nel 1867. L’indipendenza birmana dagli inglesi, proclamata nel 1948, portò nel 1966 all’espulsione di tutti i missionari.

Negli anni della loro presenza tra le cosiddette “tribù dei monti”, come i Karenni, i missionari del PIME hanno dato un grande contributo alla conservazione delle loro tradizioni, codificando in testi scritti, con alfabeti e simboli a volte appositamente creati, i linguaggi locali fino ad allora esclusivamente orali.
Il gruppo etnico dei Karenni, che comprende i sottogruppi Kayah, Kayan e Kayaw, a cui appartengono i quattro rappresentanti culturali in arrivo a Milano, popola perlopiù la regione corrispondente allo Stato Kayah e ad alcune aree negli adiacenti Stati Kayin e Shan.
La loro travagliata storia degli ultimi due secoli, contrassegnata prima dall’alleanza con il governo coloniale inglese e successivamente da sanguinosi conflitti per rivendicare l’autonomia dall’autorità birmana, ne ha condizionato dolorosamente la cultura e il modo di vivere.
«Dal 1948 al 2012 - racconta Noack - quando finalmente è stato firmato un cessate il fuoco tra i gruppi indigeni armati e l’esercito governativo birmano, la regione Karen ha vissuto 64 anni di una guerra sempre più brutale, che ha causato numerose vittime, feriti e migliaia di civili sfollati».

Se si considera che molti membri delle comunità tribali non parlano la lingua ufficiale birmana e che le loro tradizioni si tramandano spesso solo oralmente, non è difficile immaginare quanto sia alto per i giovani il rischio di perdere la propria identità culturale.

 

Conferenza di approfondimento

29 novembre ore 18.00
La cultura delle minoranze Karenni
Approfondimento sui contenuti della mostra tenuta da Georg Noack, conservatore del Linden Museum di Stoccarda e da quattro esperti culturali Karenni

 

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