Nell'Estremo Nord del Camerun continua l'emergenza profughi, per cui abbiamo aperto la campagna di raccolta fondi S136. Fratel Fabio Mussi, missionario del Pime e diretttore di Caritas Yagoua, ci aggiorna sulla situazione.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Dalla fine febbraio 2019 sono successi due avvenimenti importanti che hanno cambiato sostanzialmente la situazione dei rifugiati che si erano “accampati” sul territorio di Goura.

Innanzitutto ci sono state in Nigeria le elezioni presidenziali e comunali che hanno confermato in gran parte la vittoria della coalizione politica finora al governo del Paese. A seguito di questo avvenimento le Autorità nigeriane hanno fatto appello ai profughi affinché rientrassero nelle loro abitazioni, assicurandoli di una presenza consistente dell’esercito a protezione della popolazione.

Contemporaneamente le Autorità amministrative del Camerun hanno annunciato che non c’era la possibilità di avviare un programma di assistenza nella zona di Goura a causa della vicinanza alla frontiera e del grande rischio di infiltrazione da parte di elementi di Boko Haram. Hanno quindi informato i profughi che avevano 2 scelte: o tornare nei loro villaggi di origine o essere trasportati al “Campo profughi” di Minawao (che è situato a circa 300 km più a sud).

Il risultato è che su 40.000 profughi accampati a Goura, circa 20.000 sono rientrati in Nigeria nel giro di una settimana, e gli altri 20.000 si sono sparsi nei villaggi circostanti mescolandosi alla popolazione locale.

 E’ FINITA L’EMERGENZA?

Credo che tutti voi vi stiate domandando se con la partenza dei profughi l’emergenza che avevamo segnalato sia terminata. La nostra risposta è che, purtroppo, l’emergenza non è terminata, ma è solo cambiata nella sua forma esterna. Non c’è più un unico sito, ma una suddivisione in piccoli gruppi. Questo, tra l’altro, rischia di complicare l’efficacia degli interventi umanitari. Alcune immagini possono rendere meglio l’idea.

Infatti ci sono ancora 20.000 persone che sono “mischiate” con la popolazione locale, ai quali vanno sommati i 35.000 sfollati camerunesi che erano già installati nella zona. Questa nuova situazione ha obbligato tutti gli Organismi umanitari coordinati dalle Nazioni Unite (tra cui noi come CARITAS della Diocesi di Yagoua) a rivedere i piani ed i criteri di intervento.

Dopo esserci coordinati con l’UNHCR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) abbiamo rivisto le nostre priorità per adattarci alla situazione attuale. Nel nostro specifico restano le priorità dell’acqua potabile, le vaccinazioni contro la meningite, e il sostegno ai bambini malnutriti e alle persone vulnerabili. Ci è stato chiesto di non realizzare solo delle iniziative di “aiuto”, ma di promuovere azioni che possano incentivare la ripresa della produzione agricola come la fornitura di sementi e semplici attrezzature agricole. Questo in vista di evitare situazioni di dipendenza prolungata ed attivare una autopromozione delle singole comunità.

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Di seguito qualche informazione sulle prime iniziative realizzate con i vostri primi contributi.

3 PERFORAZIONI PER L’ACQUA POTABILE

Come si è accennato sopra, lo “sparpagliamento” dei profughi tra gli sfollati e la popolazione locale ha comportato l’allargamento dell’area di intervento. Il personale della CARITAS ha rapidamente rilevato alcune zone prioritarie nell’area della cittadina di Fotokol, dove si sono riversati circa 5.000 nuovi arrivi. Dopo una prima visita ai Capi quartiere di Milimari, Dega e Dileguil, del Responsabile del Settore perforazioni accompagnato dall’Ingegnere idraulico, sono stati individuati i siti più adatti, e le squadre dei nostri operatori hanno realizzato in una settimana i primi 3 pozzi perforati. Sono sufficienti? Certamente no, ma risolvono al momento i bisogni immediati. Anche se ci dispiace non possiamo concentrarci solo in questa zona di confine.

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Infatti, altri nostri animatori della CARITAS ci hanno già consegnato diverse liste riguardanti le zone di Afadé e Biamo, distanti tra loro di circa 30 km, in cui si elencano villaggi che necessitano di altri 11 nuovi pozzi, ed altri che domandano la riparazione di 14 pompe in avaria. Già con questa lista, non ancora esaustiva, superiamo il numero che ci eravamo prefissati, ma questo non ci spaventa perché speriamo sempre nella Provvidenza.

E’ importante che sappiate che prima di intervenire con nuove perforazioni, cerchiamo di verificare che non ci siano pozzi già esistenti, ma in disuso a causa di attrezzature in avaria. A volte basta la sostituzione di un tubo per rimettere in funzione una pompa che serve più di 350 persone. Bisogna anche tener presente che le pompe manuali che vengono installate funzionano a volte 24 ore al giorno e quindi non è da stupirsi che ci siano questi guasti. Comunque la supervisione e l’assistenza alle opere realizzate sono impegni che assorbono tempo e mezzi non indifferenti, ma danno anche buoni risultati.

10.000 + 5.000 VACCINI CONTRO LA MENINGITE

Le vaccinazioni contro la Meningite sono iniziate da circa 3 settimane, usufruendo di un primo quantitativo di 8.000 vaccini donati dalla AICS (Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo) settore Emergenza. Purtroppo, dopo una settimana sono state segnalati casi di meningite in zone non seguite da noi. Questo ci ha portato a dover acquistare altri 10.000 dosi di vaccino per poter coprire almeno i bambini in età scolare, che sono i più soggetti a questa epidemia. In questi giorni, i Parroci di Kai Kai e Guemé mi hanno telefonato pregandomi di raddoppiare il numero di dosi perché nelle loro zone già 8 bambini sono già morti a causa di questa epidemia. Vista la situazione che si è creata, ho dato disposizioni affinché vengano aggiunte in urgenza altre 1.000 dosi di vaccino in modo da affrontare l’emergenza.

Questa mattina stessa, ho appena finito di parlare con l’Infermiere responsabile del Centro Sanitario Pubblico di Ulaf, a circa 14 km da Kousseri che è venuto a pregarmi di poter dargli almeno 250 dosi per i bambini fino a 5 anni della sua zona. Purtroppo, se li tolgo dal quantitativo di 4.000 dosi che verranno utilizzati nel nostro Centro Sanitario di Madagascar a Kousseri, sembrano una piccola quantità, ma la Direttrice del Centro non è molto contenta perché avrebbe bisogno di almeno 5.000 dosi per una popolazione di 150.000 abitanti.

In conclusione ci sarebbe bisogno di un “miracolo” per coprire tutti i bisogni pervenuti, ma per il momento possiamo solo ordinare altre 5.000 dosi di vaccino. Purtroppo il clima non ci aiuta molto con il vento di sabbia che spira dal deserto e le temperature che oltrepassano già i 40°. Speriamo in bene.

INTERVENTO PER 3.584 BAMBINI A RISCHIO DI MALNUTRIZIONE

I nostri infermieri e animatori sanitari hanno appena realizzato dal 05 al 14 Marzo, una “inchiesta sanitaria” su circa 5.000 bambini di Darack, il Comune più a Nord di tutto il Camerun situato su un’isola del Lago Ciad. Questa località è molto esposta agli attacchi di Boko Haram e accoglie una quantità non indifferente di profughi nigeriani. Essendo in un territorio difficile da raggiungere, la sua popolazione è stata un po’ “trascurata” in questi 4 anni di guerra. Infatti il risultato di questa inchiesta ha evidenziato che su 3.584 bambini da 6 a 59 mesi selezionati e visitati, 2.099 sono in una situazione di estrema precarietà nutrizionale, mentre altri 1.488 soffrono già di una malnutrizione grave. Avendo condiviso i risultati dell’inchiesta sia con la Delegazione Regionale della Sanità Pubblica, sia con UNICEF e PAM/WFP, si è avviato un primo intervento per distribuire degli alimenti proteici integratori sia per tutti i 3.584 bambini a rischio.

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Il 19 Marzo, sicurezza militare permettendo, dovrei recarmi a Darack con il Medico responsabile del distretto sanitario per un incontro con le Autorità Amministrative del posto al fine di poter dare una risposta puntuale e duratura per i bambini malnutriti. In fase di preparazione ci è stato già anticipato che probabilmente ci sarà da intervenire anche per riabilitare e realizzare dei nuove perforazioni per diminuire le malattie idriche in particolare per i bambini.

CONCLUSIONE

La situazione di questa urgenza umanitaria è ancora in piena evoluzione. Anche se non ci sono più i 40.000 rifugiati nel sito di Goura, le preoccupazioni rimangono ancora ad un livello molto alto. Non ci sono soluzioni precostituite da seguire, ed è necessario continuare in una attenta osservazione dell’evoluzione del contesto attuale. Purtroppo l’esperienza di questi 4 anni di guerra ci spinge a fare molta attenzione alla apparente calma che si sta creando. I combattenti di Boko Haram sono sempre in agguato con i loro attacchi e rapimenti.

Se da una parte possiamo essere contenti che 20.000 persone nigeriane sono ritornate nei loro villaggi di origine, resta la preoccupazione per gli altri 20.000 rifugiati che sono sparsi nei diversi villaggi della Provincia del Logone e Chari, a fianco di circa 35.000 sfollati camerunesi. Tutti sono senza mezzi di sussistenza e vivono grazie al sostegno della popolazione locale e degli Organismi umanitari.

Il nostro impegno continua e sarà nostro dovere rendere conto delle attività e delle risorse che verranno utilizzate su questo progetto di urgenza umanitaria.

Kousseri 15 Marzo 2019                                                                                            

fr. Fabio Mussi

Missionario del Pime

 

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