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Una storia raccontata in oltre 40 lingue, che ha emozionato migliaia di ragazzi occidentali e musulmani, quella di Samia, l’atleta olimpica somala protagonista del romanzo “Non dirmi che hai paura”, del quale ha parlato stamattina Giuseppe Catozzella al Pime davanti a oltre 400 ragazzi provenienti dalle scuole di Milano e dintorni.

Catozzella, 40 anni, vincitore del Premio Strega giovani del 2014 e oggi ambasciatore Onu per le tematiche dei migranti, ha trovato uno spazio nella sua agenda che lo vede sempre in giro per il mondo, per incontrare i giovani studenti nel teatro di via Mosé Bianchi. L’iniziativa ha funzionato come taglio del nastro d’apertura per le manifestazioni di Tuttaunaltrafesta, la fiera del commercio equo e solidale che da oggi a domenica 22 maggio occuperà il cortile del Pime con circa ottanta stand, ma anche street food, conferenze e concerti.

«La mia letteratura - ha incominciato Catozzella – parte sempre da storie reali. E anche la storia di Samia è nata così, da uno dei primi viaggi che facevo nel corno d’Africa. La sua vita di ragazzina povera con un grande talento per la corsa che non ha né un allenatore né una pista per correre ma che decide comunque di inseguire il proprio sogno mi ha subito impressionato».

«Io credo che non c’è altro modo di raccontare bene una storia se non di amarla. – ha aggiunto lo scrittore – Per scrivere questo libro ho incontrato la famiglia della ragazza, in particolare la sorella Odan che oggi vive in Finlandia. Non è stato facile raccogliere la sua testimonianza, ci sono voluti sette mesi e l’aiuto di una mediatrice culturale: le resistenze dipendevano dal fatto che sono un uomo, non sono africano e che la storia che aveva da raccontarmi le avrebbe causato dolore».

Lo scrittore milanese ha poi raccontato ai ragazzi la biografia della giovane sottolineando in particolare che dopo la partecipazione alle olimpiadi di Pechino dove l’allora atleta diciassettenne arriva ultima, attirando però l’attenzione dei media internazionali, torna in Somalia. «Samia non vuole andarsene dal suo Paese. Inizia a ricevere lettere dalle donne musulmane, per loro diventa un simbolo di emancipazione. Ed è anche per questo che decide di partire e di tentare la traversata verso l’Italia per poi approdare a Londra dove nel 2012 si disputano le Olimpiadi».

Nonostante gli sforzi e 18 mesi di cammino necessari per attraversare tutta l’Africa e arrivare a Tripoli, però, Samia sarà una delle decine di migliaia di ragazze che non raggiungeranno mai l’altra sponda: «Il suo corpo che voleva essere atletico, oggi è da qualche parte sul fondo del nostro mare: il più grande cimitero del mondo».

«La storia di Samia così come quella che racconto nel mio recente romanzo [Il grande futuro pubblicato nel gennaio 2016, ndr] fanno parte dell’epica ma anche dell’ingiustizia del nostro tempo. Viene da chiedersi come è possibile che certe tragedie accadano, eppure ogni notte muoiono tanti ragazzi portatori di sogni».

Un libro non cambia il mondo, ma di certo qualcosa smuove. Dopo la pubblicazione di Non dirmi che hai paura, per esempio, l’Onu ha deciso di organizzare il 18 d’agosto di ogni anno una corsa in onore di Samia sulla spiaggia di Mogadiscio dove lei sognava di correre. Ma non solo; in occasione della traduzione in arabo del volume, il libro di Catozzella è stato presentato anche ad Abu Dhabi dove ha ottenuto grande apprezzamento da parte della stampa straniera ma soprattutto dei giovani lettori musulmani: «Vedere delle ragazze col velo che acquistavano il mio libro e tornavano il giorno dopo solo per dirmi “L’ho letto stanotte e mi ha dato coraggio” mi fa contento. Come scrittore occidentale, dare voce a Samia vuol dire immergersi e diventare portavoce di un altro mondo».

Un mondo che Catozzella come ambasciatore dell’Onu, conosce bene: «Oggi sta succedendo qualcosa di storico: decine di milioni di persone si stanno muovendo, il mondo sta cambiando proprio mentre siamo vivi noi. Questo fatto può far paura ad alcuni, ma secondo me ci troviamo in un momento storico meraviglioso che ci offre opportunità da cogliere».

Ai ragazzi ha quindi lasciato un consiglio: «In questo momento storico, molto più di quanto è sempre stato, la capacità di coltivare la propria libertà (nel senso della capacità di criticare, mettere tutto in dubbio e pensare con la propria testa) non viene data senza sforzo. Non proviene né da Internet né la si trova a portata di mano, ma esiste: e i libri sono uno dei pochi luoghi dove è ancora possibile essere liberi perché lì è concesso approfondire e capire meglio la realtà ».

 

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