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Il Centro missionario di Pime di Milano piange la scomparsa di padre Costanzo Donegana, missionario del Pime, morto sabato all'età di 77 anni a causa di una malattia che negli ultimi tempi lo aveva gravemente consumato. Padre Costanzo aveva prestato il suo servizio nel nostro Centro, dove - soprattutto nelle pagine di Mondo e Missione - aveva portato la sua profonda conoscenza dell'America latina. Così, proprio dal Brasile, lo ricorda padre Piero Facci, in un articolo che uscirà sul numero di agosto-settembre della rivista.

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Impossibile scrivere in poche righe ciò che è stato padre Costanzo Donegana, deceduto lo scorso 8 luglio nell’ospedale di Lecco. Qualcuno ha detto di lui: «Se n'è andato. Nel buio della notte. Missionario. Amante della vita. Non conformista. Libero nella coscienza. Troppo sensibile per riuscire a rimanere a riposo. Appassionato di giustizia. Inguaribile cristiano». Mi riconosco pienamente in questa pennellata. L’ho conosciuto da seminarista, lui professore di storia della Chiesa licenziato alla Gregoriana, amante dei padri della Chiesa, ricercatore appassionato della fraternità universale, attraverso un dialogo a 360 gradi e tessitori di rapporti con la gente.

Alla domenica pomeriggio, dopo l´apostolato, con altri seminaristi ci trovavamo nel suo studio del Centro missionario di Milano semplicemente per ascoltarlo. Dentro di lui una voglia matta di uscire dalle strette mura di un ufficio giornalistico (collaborava infatti a Mondo e Missione), verso l´America Latina che amava con passione. Il sogno si realizzò nel 1992 quando approdò in Brasile ed aprì, assieme ai padri Ernesto Arosio e Alberto Garuti, il Centro di animazione e attività missionaria (Caam) a San Paolo, e la creazione della nuova rivista Mundo e Missão, alla quale si dedicò fino al 2008.

Non rimase, però, seduto a una scrivania. Appena poteva, usciva nelle favelas dove viveva concretamente quella teologia della liberazione che lo affascinava e di cui scriveva. I poveri li amava concretamente. Con loro aveva costruito un centro sociale al quale si dedicava. Voleva vivere con loro e lo metteva in crisi una vita “borghese”. Anche la scelta della macchina era importante: un’auto popolare usata, tipo maggiolino, lo portava a identificarsi con tutti quelli che lottavano per sopravvivere.

La sua non era una scelta sociale fine a se stessa, ma evangelica. Quante volte l’ho visto nel cuore della notte raccolto in cappella, nel suo silenzio davanti all´Eucarestia, dopo averla contemplata tutto il giorno negli abietti. Anche questo mi affascinava di lui. Non potrò mai dimenticare l’addio al suo Brasile, quando dovette rientrare in Italia per assumere la responsabilità dell’Ufficio storico dell’Istituto. All’aeroporto di San Paolo ad accompagnarlo c’erano proprio e solo loro: i poveri. Faceva un certo effetto vedere questo gruppo di persone nell´elegante atrio dell´aeroporto, noncuranti degli sguardi stupefatti dei passeggeri. Costanzo aveva le lacrime agli occhi, sembrava assorto in un altro mondo. L´ultima chiamata era già risuonata. Ho dovuto quasi risvegliarlo dal suo mondo e dirgli: «Costanzo, devi entrare, l´aereo parte». Credo sia stato uno dei momenti più duri della sua vita.

Una prova che si è ripetuta in quest´ultimo anno, con una depressione che lo ha portato a identificarsi ancor più con quella gente che vive nella notte oscura del non senso, del non capirci più niente, del mutismo, del silenzio di Dio. Scrittore avvincente, aveva pubblicato un libretto, l´ultimo, dal titolo: “Dio in contromano”. Una profezia. È stato preso proprio in contromano e umilmente ha detto il suo sì. La purificazione. Anche questo è essere missionario, tessitore instancabile di unità, pagata con la sua vita.

 

 

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