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Si intitola «Umanità in viaggio. Nuove rotte per condividere il mondo» la nuova mostra interattiva che l'Ufficio Educazione alla Mondialità del Pime propone alle scuole sul tema caldissimo delle migrazioni e dell'accoglienza. Non si tratta di una classica carrellata di pannelli da vedere ma di un percorso attraverso il quale i ragazzi sperimenteranno anche attraverso installazioni la dura vita di chi è costretto a lasciare il proprio Paese.
La mostra sarà inaugurata presso il Centro Pime di Milano, in via Mosè Bianchi 94, lunedì 15 gennaio, il giorno seguente alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. La mostra è consigliata a partire dalle classi quarte delle scuole primarie fino alle seconde delle scuole secondarie di secondo grado.
È possibile richiederla nella propria scuola, dove bambini e ragazzi potranno visitarla con la guida di un educatore dell’Uem.

Per info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.;  tel: 02 438.22.534/321

Nell'articolo che riportiano qui sotto - tratto dal numero di gennaio di Mondo e Missione - l'Ufficio Educazione alla Mondialità spiega il senso dell'iniziativa.

 

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Quello della migrazione è uno dei temi più caldi del nostro tempo: è presentato quotidianamente dai media, se ne parla in continuazione, si cerca di comprenderlo e di risolverlo attraverso teorie e leggi. Ma c’è una parte della popolazione che già vive questa realtà ogni giorno. Sono i bambini e i ragazzi che, ogni mattina, vanno a scuola; i loro compagni di banco sono africani, asiatici, sudamericani, provengono dall’Europa dell’Est, sono nati in Italia da genitori stranieri… Se è vero che i bambini sono il futuro di un Paese (ed è vero), allora entrando nelle aule di scuola si può vedere la società italiana di un futuro non troppo lontano: multietnica, integrativa, dove tradizioni diverse convivono e crescono insieme. Non che i conflitti non ci siano. Soprattutto quando i ragazzi diventano più grandi.

Crescendo, iniziano a interessarsi, a emulare e a capire meglio il mondo degli adulti. Come spugne, i bambini assorbono dai genitori il bello e il brutto. Per gli educatori dell’Ufficio Educazione alla Mondialità (Uem) del Pime di Milano, questa è ordinaria amministrazione. Come ci racconta Elisabetta Nova, coordinatrice dell’Uem, capita spesso di sentire dalla bocca di un ragazzo un discorso pieno di pregiudizi sugli stranieri. Arabi, cinesi, filippini: ogni popolo ha il suo stereotipo. Ma quando gli si fa notare che anche il loro compagno di banco è arabo… «Ma lui non è come gli altri arabi! Lui è il mio amico Ahmed!». Continua Elisabetta: «Quello di cui ci siamo accorti è che i docenti hanno bisogno di un supporto educativo per affrontare il tema della migrazione. Il problema è molto delicato, soprattutto se hai in classe dei bambini o ragazzi che magari lo hanno vissuto in prima persona. Saper approcciare queste dinamiche richiede una competenza professionale specifica, di cui le scuole hanno molto bisogno e che quindi richiedono a noi». Interpretando questa necessità l’Uem ha creato una mostra interattiva dal titolo Umanità in viaggio. Nuove rotte per condividere il mondo, che affronta sia il tema della migrazione, sia quello dell’accoglienza. Due cose che non possono essere disgiunte.

«L’accoglienza è la sfida educativa di oggi» ci dice Ilaria Mantegazza, responsabile dell’ufficio milanese dell’Uem. «Tutti, volenti o nolenti, siamo chiamati in prima persona a vivere l’accoglienza. I ragazzi che lo fanno ogni giorno in classe hanno bisogno di rendersene conto, di sviluppare un pensiero critico che li aiuti ad affrontare le loro scelte future in questo senso». Per questo l’équipe dell’Uem ha scelto di usare il canale della mostra: ci spiegano che è una modalità molto efficace, che ha un forte impatto visivo ed emotivo sui ragazzi e permette ai docenti di riprendere l’esperienza in seguito. La mostra è rivolta soprattutto ai ragazzi dalla quarta elementare alla seconda superiore. Naturalmente il linguaggio non è quello dei dati e delle statistiche: «I ragazzi non riuscirebbero a interiorizzarlo e non è quello che ci è richiesto dagli insegnanti. Quindi abbiamo trasformato i dati in volti, storie ed emozioni, i concetti in immagini, suoni, luoghi. Questo è un linguaggio che capiscono tutti e che permette di fare riflessioni di cuore, oltre che di testa» spiega Ilaria.

La mostra non è, infatti, solo una serie di pannelli con dati, mappe, grafici. Al contrario, la parte visiva è ridotta al minimo e lascia spazio a una serie di attività esperienziali. Sviluppata in collaborazione con una scenografa, questa sezione cerca di costruire un ponte emotivo tra ragazzi e migranti, che rischiano di essere percepiti come “entità astratte” quando li si vedono solo in televisione. Attraverso attività che coinvolgono i cinque sensi, la mostra cerca di far vivere la migrazione, di far conoscere le storie delle persone direttamente coinvolte, di trasmettere non solo le informazioni sui migranti, ma anche i loro sogni, le difficoltà e le speranze. Una grande importanza è stata data anche al linguaggio, inteso come facoltà che forma il pensiero, fondamentale quindi per costruire la capacità critica necessaria ad affrontare il “bombardamento” dell’informazione globale. Ma il vero obiettivo dell’iniziativa è quello di spingere i ragazzi a diventare attori del cambiamento e soggetti attivi dell’accoglienza.

La mostra è frutto di un lungo lavoro di documentazione, svolto attraverso film, documentari, convegni, libri, interviste; e di un confronto diretto con i missionari del Pime impegnati con migranti e rifugiati. Le attività educative, sviluppate attraverso un lavoro di équipe, sono volte a rendere i visitatori protagonisti della mostra, trasmettendo loro informazioni, storie, sensazioni ed emozioni. «I ragazzi oggi sono già cittadini del mondo - spiega Elisabetta Nova -. Umanità in viaggio cerca semplicemente di tirare fuori quello che vivono già in classe con i loro compagni, e di farlo loro comprendere meglio. Poi li stimola a portare questa esperienza anche al di fuori della scuola, nei rapporti con tutte le persone».

E aggiunge: «Il tema dell’intercultura è il cuore dell’Uem e del nostro lavoro. La progettazione di questa mostra è stata un’occasione di crescita anche per noi. Abbiamo potuto rileggere i linguaggi che utilizziamo e rinnovare i concetti che proponiamo nelle nostre attività. Ci siamo lasciati ispirare dal messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del Migrante, in cui chiedeva di “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” queste persone. Con questa mostra ci siamo concentrati proprio su questi obiettivi; difficili, ma importanti da raggiungere».

 

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